Uno studio pubblicato su Personality and Individual Differences (ScienceDirect, vol. 159) ha scoperto che una scarsa regolamentazione emotiva potrebbe spiegare perché gli adolescenti che sono inclini alla rabbia hanno maggiori probabilità di sperimentare la solitudine.

La solitudine è un problema di salute mentale diffuso che emerge spesso nell’adolescenza, periodo del ciclo vitale in cui le relazioni sociali e l’accettazione da parte dei pari diventano sempre più importanti.

Un altro tratto che appare spesso nell’adolescenza è la rabbia – e la ricerca suggerisce che i due tratti, solitudine e rabbia, sono collegati.

Tuttavia, come sottolinea l’autore dello studio Ali Karababa, non tutti gli adolescenti che mostrano rabbia provano solitudine.

Questo suggerisce“, spiega l’autore, “che potrebbero esserci meccanismi alla base della relazione tra rabbia e solitudine, uno dei quali sembra essere una strategia di regolazione delle emozioni. In altre parole, il modo in cui le persone affrontano le proprie emozioni può aiutare a capire in che modo la rabbia influenza la solitudine”.

L’esplorazione di questa interazione, secondo il ricercatore, potrebbe offrire spunti di intervento per aiutare i giovani che hanno a che fare con la solitudine.

 

Adolescenza, rabbia e solitudine: come si è svolto lo studio

Un totale di 475 giovani adolescenti di età compresa tra 10 e 14 anni hanno completato questionari che misurano la solitudine e la tendenza alla rabbia. Hanno anche completato il questionario “Regulation of Emotions Scale“, che classifica il modo in cui gli individui rispondono alle emozioni in quattro dimensioni:

  1. Interno-funzionale, che si riferisce all’auto-riflessione (ad esempio, “rivedo (ripenso) i miei pensieri o credenze”);
  2. Interno-disfunzionale, che comporta l’interiorizzazione delle proprie emozioni (ad esempio, “mantengo il sentimento rinchiuso dentro.”);
  3. Esterno-funzionale, che include la ricerca di supporto sociale (ad esempio, “Parlo a qualcuno di come mi sento”.);
  4. Esterno-disfunzionale, che si riferisce all’aggressione e/o all’esternazione perentoria (ad esempio: “Porto i miei sentimenti sugli altri verbalmente”).
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In linea con le ricerche precedenti, i risultati hanno mostrato che rabbia e solitudine erano correlate. Inoltre, con l’aumentare della solitudine, gli adolescenti avevano maggiori probabilità di utilizzare strategie disfunzionali di regolazione delle emozioni e meno probabilità di utilizzare strategie funzionali.

Infine, l’analisi della mediazione ha mostrato che la regolazione delle emozioni ha moderato il rapporto tra solitudine e rabbia. In altre parole, gli adolescenti con rabbia acuta combinata con bassa regolazione funzionale (esterna e interna) e alta regolazione disfunzionale (esterna e interna) avevano maggiori probabilità di riferire una maggiore solitudine.

 

Adolescenza, rabbia e solitudine: considerazioni sui risultati ottenuti dalla ricerca

Karababa spiega che l’uso di strategie di regolazione emotiva inefficaci può portare a difficoltà a trovare e mantenere relazioni tra pari, portando ad una maggiore solitudine. Manifestare rabbia può allontanare i coetanei, mentre trattenere i sentimenti può portare ad una sottesa rabbia persistente che influisce anch’essa negativamente sulle relazioni.

In una luce positiva, lo studio ha evidenziato alcune strategie di regolazione delle emozioni che potrebbero combattere la solitudine. Come riporta Karababa, “la funzione esterna (ad es., Chiedere consigli e supporto, fare qualcosa di bello come lo sport o il contatto fisico con amici e genitori) è risultata essere una strategia costruttiva per affrontare la rabbia, il che significa che funge da cuscinetto contro gli effetti negativi del tratto di rabbia sulla solitudine“.

L’autore suggerisce che gli studi futuri dovranno aumentare la validità che ha raggiunto in questa sua ricerca.

Tuttavia, Karababa prende le scoperte come prova che i “programmi di prevenzione basati sulla regolazione delle emozioni” dovrebbero essere implementati nelle scuole per insegnare ai bambini e agli adolescenti le abilità positive per poter gestire le proprie emozioni.

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Lo studio


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