Le persone sole hanno maggiori probabilità di sentire il dovere di indossare una “maschera” da mostrare agli altri e questa mancanza di autenticità, nella vita quotidiana, sembra giocare un ruolo importante nei livelli di benessere percepito, secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Current Psychology.

Lo studio ha cercato di far luce sul rapporto tra solitudine e benessere esaminando l’impatto che hanno autenticità e “ruminazione“.

 

Perché i ricercatori sono così interessati alla relazione tra solitudine e benessere psicologico?

Lo scopo di questo studio era di esaminare il ruolo di mediazione che hanno l’autenticità e la ruminazione nella relazione tra solitudine e tre specifici aspetti del benessere: piacere, impegno e significato“, ha detto l’autore dello studio Dominik Borawski, assistente professore presso la Jan Kochanowski University in Kielce.

Ero interessato a questo argomento perché mentre negli ultimi anni sono emersi numerosi dati che indicano l’effetto dannoso della solitudine sul benessere, sappiamo ancora così poco sui fattori che possono spiegare questa relazione. Pertanto, una delle sfide affrontate dagli psicologi oggi è quella di cercare i meccanismi alla base della solitudine ed i loro legami con il benessere“. La ricerca in questo settore può aiutare a progettare dei nuovi interventi terapeutici volti a contrastare le conseguenze avverse della solitudine.

Il mio studio ha voluto identificare potenziali meccanismi esplicativi tra due variabili auto-correlate: autenticità e ruminazione. Sebbene la ruminazione (l’attenzione nevrotica focalizzata su se stessi) sia già stata identificata come mediatore della relazione tra solitudine e alcuni aspetti negativo per il benessere psicologico, il ruolo dell’autenticità non è stato ancora testato, nonostante ci siano prove empiriche che indicano il collegamento“, ha spiegato Borawski.

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Pertanto, mentre in caso di ruminazione il mio lavoro era un’estensione di studi precedenti, esaminare la funzione mediatrice dell’autenticità è stato un nuovo contributo a quest’area di ricerca. Relativamente alla autenticità, il mio studio è stato ispirato dalla ricerca e dalle teorie psicologiche classiche che suggeriscono che la percezione di sé dipende in gran parte dalla qualità delle relazioni interpersonali“.

Tuttavia, la ricerca finora si è concentrata principalmente sull’autostima, dimostrando che la solitudine ne abbassa il livello. Personalmente, ero interessato a una questione leggermente diversa, ovvero se l’autenticità (il senso di essere fedele a se stessi nella vita di tutti i giorni) potesse essere un meccanismo alla base del rapporto tra solitudine e benessere“, ha detto Borawski. “Posta in altri termini, abbiamo bisogno che gli altri si sentano autentici? La solitudine cronica indebolisce il contatto con il nostro vero sé e di conseguenza ci rende infelici?

 

Solitudine e autenticità: caratteristiche dello studio condotto

Per il suo studio, Borawski ha intervistato 293 persone sui seguenti temi:

  • solitudine,
  • autenticità,
  • ruminazione,
  • benessere psicologico generale.

 

Come era previsto, una maggiore solitudine era associata a un ridotto benessere. In altre parole, i partecipanti che erano d’accordo con affermazioni come “Mi manca avere amici intimi” tendevano anche ad essere d’accordo con affermazioni come “Non mi piace la mia routine quotidiana. Il più delle volte sono annoiato”.

Il ricercatore ha anche trovato prove del fatto che la solitudine fosse collegata a una ridotta autenticità, che a sua volta era collegata a una ruminazione intensificata. Tuttavia, l’autenticità e la ruminazione sembravano avere diversi ruoli nel loro effetto sul benessere psicologico.

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Entrambe le variabili hanno mediato il rapporto tra la solitudine e l’impegno con la vita (“Il tempo passa così rapidamente durante tutte le mie attività che non me ne accorgo nemmeno”). Ma la riflessione si è mostrata un mediatore significativo del legame tra solitudine e piacere, mentre l’autenticità è risultato un mediatore significativo del legame tra solitudine e senso di scopo nella vita.

 

Quali sono stati i risultati più importanti dello studio del rapporto tra autenticità, ruminazione e solitudine?

I risultati dello studio confermano il legame solitudine-benessere, gettando nuova luce sui potenziali meccanismi alla base di questa relazione, che sono diversi nel caso degli aspetti edonico (cioè del piacere) ed eudaemonico (cioè del significato) del benessere“, ha detto il ricercatore.

In effetti sembrerebbe che “l’autenticità sia l’unico mediatore significativo nella relazione tra solitudine e senso della vita, mentre la ruminazione è il mediatore cruciale nel legame solitudine-piacere. Inoltre, entrambi i mediatori hanno la loro parte negli effetti indiretti della solitudine sull’impegno”. Si può quindi concludere che la ruminazione è un regolatore del benessere edonico mentre l’autenticità è fortemente correlata al benessere eudaemonico.

Borawski continua dicendoci che “un contributo particolarmente prezioso di questo studio sta nel dimostrare il ruolo di mediazione dell’autenticità nel legame solitudine-benessere, che fornisce argomenti per la tesi sulle fonti interpersonali di autenticità. Apparentemente, inibendo l’autenticità, la solitudine rende difficile percepire la vita come soddisfacente e significativa“.

Considerando le indicazioni per la ricerca futura in quest’area di studio, oltre alla sperimentazione delle relazioni di mediazione negli studi sperimentali e longitudinali, sarebbe anche interessante vedere se l’effetto della solitudine sull’autenticità dipende da alcuni tratti della personalità come il narcisismo vulnerabile o la timidezza“, ha concluso il ricercatore.

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Lo studio


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