L’esposizione alle informazioni sul coronavirus (COVID-19) attraverso i social media è associata ad un aumento dei sintomi di ansia, secondo un recente studio. Il rapporto è stato pubblicato sulla testata scientifica PLOS One.

La rapida diffusione del nuovo virus COVID-19 in tutta la Cina e la sua rapida trasmissione in molti altri paesi è stata senza precedenti e straordinaria. Numerosi studi hanno riportato che le implicazioni della pandemia sulla salute mentale sono reali e talvolta gravi, sia per gli operatori sanitari che per la popolazione.

Come sottolineato dagli autori dello studio, ricerche passate già forniscono prove convincenti che l’esposizione ai social media durante una crisi pubblica è, in notevole parte, responsabile dell’aumento dei problemi di salute mentale, come ansia e depressione.

A causa dell’incertezza che circonda il COVID-19 e del rapido sviluppo di notizie in tutto il mondo, gli utenti dei social media sono bombardati con informazioni su una base costante. L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) la definisce “infodemica” e sottolinea l’importante compito di dissipare le voci e la disinformazione.

Questo nuovo studio ha voluto esaminare la relazione tra l’esposizione ai social media, durante la pandemia, e l’emergere dei problemi di salute mentale. I ricercatori si sono concentrati sui due disturbi più comuni: ansia e depressione.

Un totale di 4.872 adulti provenienti da 31 diverse regioni della Cina hanno completato i questionari proposti in questa ricerca. I sondaggi hanno valutato l’esposizione dei social media chiedendo ai partecipanti con che frequenza si erano esposti a notizie o informazioni relative al COVID-19 attraverso i social media.

L’indice WHO-Five Well-Being è stato utilizzato per misurare le sensazioni positive nei partecipanti; un punteggio inferiore a 13 in questo test indica la depressione. L’ansia è stata misurata anche usando la scala generalizzata del disturbo d’ansia (generalized anxiety disorder scale).

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I risultati hanno mostrato che l’82% degli intervistati ha riferito di essersi frequentemente esposto alle informazioni sulla pandemia attraverso i social media. Quasi la metà degli intervistati (48%) ha sviluppato la depressione e quasi un quarto (23%) ha soddisfatto i criteri per la diagnosi di ansia.

Circa il 19% degli intervistati ha soddisfatto i criteri per entrambi i disturbi.

Gli autori sottolineano che questi tassi sono molto più alti rispetto all’ultimo campione nazionale, che aveva mostrato tassi di prevalenza per la depressione intorno al 7% e per l’ansia intorno all’8%.

L’esposizione ai social media è stata associata a maggiori probabilità di ansia e ad una maggiore probabilità di una combinazione di ansia e depressione. Non è stata invece trovata alcuna relazione tra l’esposizione sui social media e le probabilità di sola depressione.

Anche le differenze regionali erano evidenti. Nonostante abbiano mostrato tassi di esposizione sui social media simili ad altre regioni, i soggetti nella provincia di Hubei hanno registrato un aumento dei tassi di ansia. I ricercatori spiegano che ciò non sorprende, dato che la provincia di Hubei è stata l’epicentro dell’epidemia di coronavirus e l’area con le più severe misure di blocco in atto.

I ricercatori concludono che i loro risultati offrono una visione significativa delle gravi conseguenze sulla salute mentale del COVID-19, dimostrando che l’esposizione ai social media durante la pandemia sta intensificando l’ansia.

Suggeriscono che un passo importante è quello di affrontare l’infodemia “monitorando e filtrando le informazioni false e promuovendo informazioni accurate“.

 

 


Lo studio

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