Una meta-analisi pubblicata sulla rivista Psychological Bulletin dimostra che aiutare gli altri migliora anche la propria salute e la propria felicità.

La ricerca condotta (PDF a fine articolo) ha analizzato più di 200 studi precedenti, per un totale di quasi 200.000 partecipanti. Ha trovato un legame tra il “comportamento prosociale” ed il benessere.

Secondo l’autore principale dello studio, Bryant P.H. Hui, i comportamenti prosociali come l’altruismo, la cooperazione, la fiducia e la compassione costituiscono “gli ingredienti necessari per una società armoniosa e ben funzionante”.

Fa parte della cultura condivisa dell’umanità“, ha detto, “e la nostra analisi dimostra che contribuisce anche alla salute mentale e fisica“.

Le ricerche precedenti avevano già scoperto che le persone che si impegnano in questo tipo di comportamenti sono più felici di quelle meno altruiste. Hanno anche una migliore salute mentale e fisica. Ma fino ad ora, mancavano le prove sul legame tra il comportamento prosociale e i risultati positivi ottenuti da chi è “aiutante”.

 

Il beneficio di aiutare gli altri dipende dalla situazione

Non tutti gli atti di gentilezza conferiscono un uguale beneficio all’aiutante. Tra i fattori rilevanti vi sono il tipo di gentilezza offerta, nonché l’età e il sesso di chi la offre. Anche altri fattori demografici giocano un ruolo importante.

Ad esempio, lo studio ha rilevato che gli atti di gentilezza casuali, come aiutare un vicino più anziano a portare la spesa, hanno un effetto più forte sul benessere rispetto ai tipi di donazione più formali, come il volontariato per un ente di beneficenza a un orario prestabilito. Hui suggerisce che questo potrebbe essere dovuto al fatto che la natura spontanea e casuale della gentilezza informale potrebbe rendere più facile la formazione di legami sociali, che hanno un forte impatto sul proprio livello di felicità. Allo stesso modo, la variazione intrinseca della donazione informale rende meno probabile che diventi stantia o monotona.

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Anche l’età conta. I donatori più giovani hanno riferito livelli più elevati di benessere generale e di salute psicologica. I donatori più anziani, invece, hanno beneficiato maggiormente in termini di miglioramento della salute fisica. Inoltre, le donne hanno generalmente mostrato un rapporto più forte tra prosocialità e benessere rispetto agli uomini.

 

Aiutare gli altri per la felicità ed un maggiore “senso della vita”

Inoltre, i ricercatori hanno trovato un legame più forte tra gentilezza e “benessere eudaimonico” (che ha a che fare con la ricerca di un significato nella vita) che non tra gentilezza e “benessere edonico” (che ha a che fare con la felicità e i sentimenti positivi).

In futuro, secondo gli autori dello studio, le ricerche potrebbero voler esaminare come l’etnia e la classe sociale abbiano un ruolo in questi effetti positivi. Hui ha anche detto che nuovi studi potrebbero indagare se c’è un “livello ideale” di comportamento prosociale, oltre il quale troppa gentilezza possa avere in realtà un effetto negativo sul donatore.

 


Lo studio


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