Gli studenti universitari primogeniti hanno maggiori probabilità di soffrire della sindrome dell’impostore in ambienti di studio competitivi, secondo una nuova ricerca pubblicata su Social Psychological and Personality Science.

La sindrome dell’impostore (noto anche come fenomeno impostore o impostorismo) descrive la sensazione ingiustificata di essere qualcuno che non merita i propri successi e i propri raggiungimenti.

Gli studenti universitari primogeniti sono uno stimolante oggetto di studio. In particolare gli studenti che sono i primi nelle loro famiglie ad accedere alla strada dell’istruzione superiore, e dovendo affrontare nel contempo molte sfide mentre cercano di orientarsi in un’accademia che risulta spesso confusa e poco accogliente. Il mio obiettivo è quello di identificare e trasformare contesti dannosi che potrebbero creare barriere per questi studenti“, ha affermato l’autrice dello studio Elizabeth A. Canning, assistente professore di Psicologia alla Washington State University.

All’inizio dello studio, 818 matricole e studenti del secondo anno in una grande università degli Stati Uniti hanno completato un sondaggio in cui hanno riportato le loro percezioni sulla competizione percepita nella loro classe STEM (acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics).

Gli studenti che hanno percepito la loro classe come altamente competitiva tendevano a provare maggiori sentimenti di essere un impostore. In particolare, stando al questionario loro sottoposto, i partecipanti che erano d’accordo con affermazioni come “Gli studenti tendono ad essere molto competitivi tra loro in questa classe” tendevano anche ad essere d’accordo con affermazioni come “In classe, credo che le persone possano scoprire che non sono realmente capace come gli faccio intendere”.

Questa correlazione è stata particolarmente evidente negli studenti universitari primogeniti, che tendevano a provare i sentimenti dell’impostore molto più spesso rispetto agli altri studenti. Questo fenomeno è risultato meno evidente nelle classi non competitive, dove non si è riscontrata alcuna differenza degna di nota tra gli studenti di ogni genere (di prima generazione o meno).

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Abbiamo scoperto che quando gli studenti pensano che la loro classe sia competitiva, si sentono più spesso degli impostori. Questi sentimenti sono risultati inoltre associati a un minor coinvolgimento nello studio, a una frequenza inferiore, a più frequenti pensieri di abbandono accademico e, in generale, a voti mediamente inferiori. I nostri risultati suggeriscono che la competizione percepita in classe potrebbe essere una barriera (sinora trascurata) per gli studenti universitari di prima generazione, in particolare nei corsi di STEM“, ha detto la Canning.

I ricercatori hanno controllato lo stato socioeconomico, i precedenti risultati accademici, il genere e lo status di minoranza razziale. Ma come per tutte le ricerche, anche questo studio non è senza limiti. Di fatti Canning ha dichiarato che “un avvertimento importante che deve essere fatto in merito a questa nostra ricerca è che si è trattato di uno studio di natura correlativa. Tutte le metodologie di ricerca hanno dei compromessi. Usando i metodi di campionamento dell’esperienza, siamo stati in grado di catturare le esperienze di classe degli studenti in tempo reale, ma sarà importante per la ricerca futura replicare i nostri risultati usando altri metodi empirici“.

In conclusione la ricercatrice ci ha tenuto a dichiarare che occorre “ancora capire quali comportamenti e messaggi segnalano agli studenti che un’aula è o meno competitiva. La nostra speranza è che tale lavoro porti a utili pratiche e raccomandazioni politiche per docenti e studenti, al fine di trasformare gli ambienti accademici in ​​spazi collaborativi in ​​cui possano prosperare tutti gli studenti“.

 

 

Lo studio

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